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Il Mondo delle Bioplastiche

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Per bioplastiche si intendono quei materiali e quei manufatti, siano essi da fonti rinnovabili che di origine fossile, che hanno la caratteristica di essere biodegradabili e compostabili. Il concetto di bioplastica si applica dunque a quei prodotti che nel fine vita garantiscono la riciclabilità organica certificata nei diversi ambienti (es. compostaggio, digestione anaerobica, suolo). L’uso di fonti rinnovabili, meglio se provenienti da sottoprodotti e scarti, è parte integrante, ma non sufficiente, di una bioplastica.

L’uso di materie prime rinnovabili, infatti, è possibile anche nella produzione di polimeri tradizionali, per esempio il cosiddetto polietilene verde che si comporta, in fine vita, come quello da fonte fossile e non presenta dunque caratteristiche di biodegradabilità e compostabilità-. Questi prodotti possono essere qualificati come “plastiche vegetali”, per evitare confusione con le bioplastiche.

LA SITUAZIONE

Attualmente nel mondo si consumano all’incirca 250 milioni di tonnellate l’anno di prodotti plastici tradizionali (senza considerare le fibre sintetiche). La capacità produttiva mondiale di bioplastiche è di appena 1 milione di tonnellate l’anno, ovvero meno dello 0,5% del massimo potenziale tecnico di sostituzione delle plastiche tradizionali.

I principali settori di applicazione sono quelli riconducibili alla raccolta differenziata della frazione organica e degli sfalci erbosi (sacchi e sacchetti per l’umido usati in migliaia di comuni italiani), all’imballaggio e al consumo di alimenti (film, posate, catering), al trasporto delle merci (sacchi per asporto merci, sacchi per frutta e verdura), all’agricoltura (film pacciamanti, vasetti).

LA FRAZIONE ORGANICA

Secondo l’ultimo Rapporto ISPRA sui rifiuti urbani, datato 2011, la raccolta differenziata della frazione organica ha superato in Italia i 3, 7 milioni di tonnellate, contro i 2,9 milioni della carta e le circa 612 mila tonnellate della plastica. La frazione organica dunque, pur essendo raccolta in una frazione minoritaria del territorio italiano, rappresenta oggi il flusso più importante dei rifiuti domestici raccolti separatamente rappresentando il 34,7 % di tutte le raccolte differenziate in Italia.

Sempre secondo il rapporto ISPRA, nel corso dell’anno 2009 è stato prodotto oltre 1,3 milioni di tonnellate di compost, una quantità che porta l’Italia al secondo posto, dopo la Germania in termini di quantità prodotta.

Rapporto annuale CIC 2011 "Compost e Biogas"

Scarica il PDF.

lL CONTRIBUTO DELLE BIOPLASTICHE NELLA RACCOLTA E TRATTAMENTO DELLE FRAZIONI ORGANICHE

Secondo recenti dati del Consorzio Italiano Compostatori, oltre 100 mila tonnellate di materiali plastici vengono annualmente conferiti sotto forma di sacchi e sacchetti , confezioni di alimenti ed imballaggi vari agli impianti di compostaggio.

Questi materiali devono essere rimossi per evitare il deprezzamento del prodotto finito, il compost. Tale attività è costosa, non sempre efficace e provoca la perdita di grandi quantità di frazioni compostabili. Inoltre, le frazioni di plastica rimanenti rischiano di danneggiare la qualità finale del compost.

Sempre secondo alcune stime divulgate dal Consorzio Italiano Compostatori, oltre 26 milioni di € vengono spesi annualmente in attività di selezione e smaltimento di imballaggi plastici.

L’introduzione e l’uso di manufatti plastici compostabili, a partire dai sacchetti per la raccolta differenziata dell’umido domestico, contribuiscono in maniera determinante nel perseguimento degli obiettivi di raccolta delle pubbliche amministrazioni e di commercializzazione di compost di qualità da parte dei compostatori.

Scarica il PDF dello studio dal titolo: The italian market of compostable biodegradable bioplastics. Plastic Consult

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